OSPITI BLOG | 17.08.2012 | 17:25
 
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Alessandro Speziali - Bignasca, fa sorridere che si reclami il ritorno alla civiltà

L’aggressione avvenuta nei confronti di Boris Bignasca al Paravento di Locarno è senz’altro da condannare. La politica dev’essere la pedana del confronto sul piano analitico, ideale, culturale e ideologico. Usare mani o anfibi stringati di rosso (o di bianco, ben’inteso) non può e non deve rientrare nel repertorio di nessuno.

Per quanto concerne i Giovani Liberali Radicali Ticinesi, più che un silenzio voluto – dal triste episodio ad oggi – si tratta di un ritardo che non è solo legato alla canicola e allo sparpagliamento dei propri simpatizzanti in giro per gli scogli di mezzo mondo. Anzi.

Alcuni scritti – passando da Bignasca jr. a Fraschina, Quadri e i Giovani Leghisti – hanno smorzato un immediato slancio solidaristico (sebbene, replicandolo anche per i più sordi, la violenza in politica non deve trovar domicilio) e ci hanno obbligati a discutere sulla forma e il contenuto del comunicato stampa.

Ci riferiamo in particolare ad alcuni paragoni ed alcune affermazioni buttate qua e là che non possono non sorprendere. Anzi, spiazzano. Innanzitutto, la citazione del caso Tamagni non ha alcuna giustificazione, già solo per il manco di proporzionalità fra i due termini di paragone: quanto successo a Bignasca jr. non può assolutamente richiamare quanto successo al giovane di Gordola, ucciso a pedate in testa. Inoltre, tirare in ballo (sebbene l’uso del toute proportion gardée) le ipotetiche sensazioni delle donne stuprate, è lo sconfinamento finale del racconto bignaschiano che – al di là della retorica eccessiva utilizzata su Facebook – genera lui stesso quei freni nel procedere immediatamente alle espressioni di solidarietà.

Ma non possono nemmeno passare inosservate alcune uscite dal leggero sapore di verginella sorpresa e indignata, quando la galassia leghista scrive denunciando l’“imbarbarimento” del clima politico (ve li ricordate i campi di lavoro in prima pagina sul Mattino? Ve lo ricordate il cubitale “Vaffanculo” al professor Bergier?) e la “violenza verbale” di cui i militanti della Lega sono soggetti (scusate, ma la violenza verbale del domenicale leghista? Non ci pare un papier della Sorbonne). Fa pure sorridere che si reclami il ritorno alla “civiltà” e al “buon senso” (che dire dello stupro – quello sì! – delle più elementari regole dello Stato di diritto? O delle costruzioni di muri immaginari? O delle soluzioni ubriache mai portate avanti?). Da più parti, tra l’altro, è stato scritto che la violenza subita è dovuta al semplice fatto che Bignasca jr. appartenga alla Lega. Non è così. Semmai è – in parte – il risultato di un certo leghismo, di un certo approccio ansiosamente denigratorio e burino (l’ultima sentenza sui Bignasca parla di pubblicazioni “inutilmente lesive” e “inammissibilmente svalutative”!) che non appartiene a tutti i leghisti. Difficile vedere i Caverzasio o le Rueckert, rappresentanti del lato cortese della Lega, nel mirino di violenze, no? Infine, si rivela essere piuttosto scomposta e abborracciata la conclusione sulla presunta Locarno violenta, cercando un riscontro empirico in un episodio successo 4 anni fa (a proposito di violenza, dov’era il sostegno quando si trattava di raccogliere le firme per l’iniziativa GLRT contro la violenza giovanile?).

Ergo, giusta la solidarietà verso chi è vittima di un episodio di violenza gratuita. Ma è pure giusto da questo episodio, così come da un silenzio tanto rumoroso quanto simbolico, avviare qualche riflessione e fors’anche un esamino di coscienza, al di là di quanto successo all’ombra del pardo.

Alessandro Speziali, vicepresidente Giovani Liberali Radicali Ticinesi



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