Quella frase buttata lì a mezz’aria dopo la sconfitta di Winterthur (“Forse sono io a dover essere messo sotto accusa”), non lascia presagire nulla di buono in casa granata. Ricorda sinistramente altre esternazioni del passato, preludio a decisioni drastiche e non sempre condivisibili. Il presidente Gabriele Giulini è uscito dalla Schützenwiese più deluso che arrabbiato, attanagliato da un serie di dubbi che dovrà sciogliere nelle prossime ore. “Squadra senza cuore e senza cattiveria” ha inoltre detto. Di certo, non è il Bellinzona che lui si aspettava, dopo 5 giornate di campionato sicuramente s’immaginava un’altra classifica. Siamo solo ad agosto e in fondo questo è l’unico appiglio per giustificare un inizio così deludente e modesto dell’ACB; il tempo per rimediare non manca. I problemi sono comunque seri: la squadra gioca senza mordente e senza cuore, non ha giocatori che sappiano prendersi la responsabilità nei momenti topici e soprattutto non convince l’impostazione tattica di Raimondo Ponte (un esempio: Marchesano continua a giocare a ridosso della difesa avversaria, in una posizione non sua, dove viene sovrastato da elementi ben più dotati fisicamente). Aggiungasi poi che Hakan Yakin non riesce a fare la differenza e che sul fronte offensivo manca una prima punta in grado di sfruttare in pieno le occasioni. Magnetti ha confermato i suoi limiti, Ciarrocchi e Siegrist non sono reclutabili al 100% e Massella è una sorta di oggetto misterioso. Un quadro davvero difficile, che soltanto una corroborante vittoria sul Locarno nel derby di sabato potrebbe migliorare. Giulini, intanto, farà le sue riunioni con staff e giocatori per cercare di capire cosa non funziona. Fiducia a Ponte rinnovata? Per il momento diciamo di sì. Anche se il Mister dovrà cambiare qualcosa…
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