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Boris Bignasca sarebbe stato aggredito la scorsa notte a Locarno, dove si era recato per gustarsi - tra Rotonda, bar e baretti - la movida del Festival del film. Così perlomeno ha scritto stamane verso le 5.30 su Facebook il direttore del Mattinonline, nonché figlio del presidente a vita della Lega dei Ticinesi Giuliano Bignasca.
Il tutto è capitato nella notte tra giovedì e venerdì. Riprendiamo in copy & paste dalla sua pagina su Facebook. "Sono stato aggredito. In un esercizio pubblico a Locarno (un noto ritrovo festivaliero della città vecchia, in via Cappuccini, ndr.). Stavo tranquillamente parlando con due amiche. Si presenta un ragazzotto che comincia ad insultarmi. Stronzo. Merda. Non reagisco. Dopo un po' se ne va. Ne arrivano altri due ancora più minacciosi. Si siedono al tavolo per attacar briga. Decido di andarmene. Mi seguono. Iniziano a buttarmi birra addosso. Una, due, tre... Un odore nauseante... ", racconta Bignasca.
"L'odore della vergogna"
"L'odore delle vittime, che per qualche strana ragione sono anche colpevoli. L'odore della vergogna. Un odore che resta addosso e che nulla può lavare. Provo ad allontanarmi. M'inseguono. In due mi accerchiano. Cominciano a tirare calci. A strapparmi la maglietta. La gente attorno guarda. Inebetita. Non fa nulla. Non interviene. Non chiama la sicurezza. Nulla. Come stessero assistendo ad un film. Rientro nel locale. Ho la freddezza di chiedere al barista di chiamare i securini", continua Bobo.
"Ho paura. Mi sento come una donna stuprata"
"Intanto "loro": il branco continuano ad aspettarmi fuori. La mia colpa? Essere della LEGA. Giusto quindi sputarmi addosso, insultarmi e picchiarmi. È la mia parola contro la loro: i securini non possono far nulla. Sto dentro al locale. Aspetto che se ne vada il "branco". Ma é un trucco. Appena riesco. Tornano di corsa. Mi aggrediscono. E mi gridano: "scappa". Chi scappa può essere inseguito e rende tutto più divertente. Mi allontano, senza correre. Ho paura. Ogni persona, ogni auto, ogni movimento mi fa paura. Una sensazione indescrivibile. Una sofferenza umana, che va oltre le (eventuali) ferite. Una "sicurezza" che nessuno mi potrà ridare. Forse paragonabile (fatte le dovute proporzioni) ai sentimenti delle donne vittime di stupro. Ho paura".
"Damiano non ha insegnato nulla"
"Il branco ha vinto. Una denuncia non servirebbe a nulla. Aumenterebbero solo le loro ritorsioni. L'assassinio di Damiano non ha insegnato nulla. Ancora a Locarno. Non ci andrò più. Continuerò a guardarmi mille volte le spalle. Chissà per quanto tempo ancora. Ho paura. Non vado a casa. Vado dalla mamma. Mi apre in piena notte, non le ho detto nulla: si sarebbe spaventata. Se le madri di questi ragazzi sapessero cosa combinano i loro figli. Nel branco ho riconosciuto il figlio di un notissimo avvocato del bellinzonese. Non tra gli aggressori, ma intorno. Come "pubblico". Mentre mi picchiavano ha anche gridato ai suoi amici: "basta che ti prendi una denuncia.." che umanità! Che esperienza...".
Bignasca conclude: "Vorrei sottolineare.. Non si è trattato di un diverbio. Di uno "scambio" di insulti. Non si è trattato di una rissa. È stata un'aggressione. Più persone (ubriache) contro uno. Solo. Vorrei solo ci fossero i filmati delle telecamere".
Scatta la denuncia
Secondo nostre informazioni Boris Bignasca non è stato ospedalizzato. Il suo corpo presenta comunque diverse echimosi. E' dunque molto verosimile che presto scatti una denuncia contro i presunti aggressori: un 20enne ed un 25enne, entrambi ticinesi. Bignasca avrebbe diverse testimonianze che confermerebbero la sua versione dei fatti.
red