“The next One”. Tre parole tanto semplici da scrivere tanto pesanti quando te le appiccicano addosso. Lo sport moderno ha bisogno di eroi e quando li trova, non contento, cerca da subito chi questi eroi è in grado di sfidarli, batterli, e prenderne il posto. Nel tennis è successo a Roger Federer. Chi non ricorda la sua prima grande impresa, quel successo su Pete Sampras a Wimbledon che fece brillare la stella del “ranger” basilese capace di far volar via dalle mani l’arma di Pistol Pete...
Da allora di anni ne son passati molti, Federer ha lottato contro il nuovo che avanza resistendo come solo i più grandi possono fare al robotennis di Nadal e Djokovic, tanto che la ricerca non si è allargata a sapere chi sarà il nuovo Nole o il nuovo Rafa, no, l’ennesimo picchiatore non esalta gli esteti che puntano a trovare per i dieci anni a venire un nuovo poeta della racchetta.
Candidato dalla più tenera età, Grigor Dimitrov, bulgaro ventunenne, sorride quando arriva la prima domanda, facile da gestire come un diritto loffio di un R9... «La Svizzera per me non è solo il paragone con Federer. Da voi ho vinto il mio primo Challenger, ma certo, quando arrivo qui mi si chiede subito come mi sento ad essere accostato a lui. È bello sentirlo anche perché Federer è il più grande giocatore di tutti i tempi. Se sapro seguirne le tracce sarà pero soltanto il campo a dirlo... Il ruolo di “Next One” comunque non mi pesa, anche perché là fuori di pretendenti al trono ce ne sono molti e tutti molto giovani. Mi guardo attorno e vedo diversi ragazzi che lottano ogni giorno, come me, per crescere, migliorare e salire in classifica, solo uno però arriverà in cima».
Negli ultimi mesi la progressione di Dimitrov è stata esponenziale, ma il talento bulgaro preferisce restare con i piedi per terra (battuta of course): «La differenza tra vittoria e sconfitta la fa spesso la forma del giorno ed è per questo che si deve continuamente curare i dettagli che sovente decidono un match. Sono felice di come sta andando in questo periodo dell’anno ma non è l’entusiasmo che mi assale quando passo un turno bensì una sensazione di accresciuta fiducia, che è il fondamento su cui costruire ogni piccolo passo avanti».
Seguire un match di Dimitrov è un’esperienza particolare. Niente urlacci ad ogni colpo, la pallina accarezzata che si stacca con un ovattato “flop” morbidamente dalla racchetta e che altrettanto morbida trova traiettorie irraggiungibili per l’avversario. Citava una vecchia pubblicità: «La potenza non è nulla senza controllo». «Io cerco di essere il più naturale possibile nel mio tennis, cerco di essere Dimitrov così che non si facciano troppi paragoni con altri... Il tennis è un gioco semplice per persone intelligenti, attenzione, ho detto semplice, non facile, il tennis non è facile. Bisogna imparare molto in poco tempo e in campo bisogna credere in se stessi ed essere in grado di leggere una partita o, più in generale, di creare uno stile adatto alle proprie capacità che si possa modificare man mano che si migliora. È l’obiettivo di tutti...».
A tennis si gioca per definizione, ma se a partire dai quattordici anni ti chiamano predestinato, se da allora sei sotto contratto con multinazionali leader nel settore tecnico, il gioco si trasforma svelto in un lavoro. Quanto resta della parte divertente quando si entra nel tritacarne dell’ATP Tour? «Ho deciso da molto giovane che giocare a tennis sarebbe stata la mia vita, ma non l’ho mai considerato un lavoro e non lo faccio nemmeno ora. In campo voglio divertirmi, la carriera non è eterna e una volta finita, i ricordi che restano sono quelli delle cose che hai amato e considerato importanti, e il tennis è questo per me. Quando gioco tutto il resto non conta, quando sono in campo i problemi svaniscono. Sono fatto così, fino all’ultima goccia di energia giocherò a tennis perché il tennis è la mia vita».
Dietro l’angolo la prima Olimpiade, speciale per molti ma magari non per i tennisti che rischiano di vivere un “semplice” Wimbledon-bis: «No, no, sarà certamente qualcosa di speciale. L’Olimpiade la giochi ogni quattro anni e i posti sul podio sono pochi dunque tutti sono motivati al massimo. Io l’ho messa come priorità sin da inizio anno. Sono davvero emozionato e spero di riuscire ad incanalare questa emozione in modo positivo, senza mettermi troppa pressione addosso. Non mi pongo obiettivi ma certo, se dovesse andare male stavolta farò di tutto perché vada bene a Rio tra quattro anni... Tipsarevic ha detto che preferisce uno Slam all’oro olimpico? Be’ su questo non sono d’accordo con lui. Certo gli Slam sono il massimo, si gioca sui cinque set un giorno sì e l’altro anche e dunque vincerli è difficilissimo, ma l’oro olimpico, a livello di prestigio non ha eguali. È una conquista che segna una carriera, un alloro che entra nella storia, penso sia un momento così dolce che il suo sapore ti resta in bocca per tutta la vita...».
Grigor Dimitrov, se aprite la guida ATP lo trovate nella pagina a fianco a Djokovic. Ordine alfabetico, certo, ma vedi il caso...
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