TICINO | 19.06.2012 | 17:20
 
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Furti, coca e sesso con una minorenne: condannato

Il 31enne italiano autore di 62 furti in Ticino è stato condannato a tre anni di carcere, la metà sospesa con la condizionale

Foto CdT

Non è un Arsenio Lupin dei giorni nostri. Perché nonostante una lista impressionante di furti - ben 62 in totale - quasi tutti con scasso, compiuti tra il 2010 e il 2011, il 31enne italiano comparso alle assisi criminali di Lugano, di fronte alla corte presieduta dal giudice Mauro Ermani, tra le maglie della giustizia era rimasto incastrato più volte. Prima dell’arresto definitivo in carcere c’era già stato, in 3 occasioni. La confessione mista a qualche bugia, alcuni giorni di galera, una promessa di redenzione. E invece ogni volta che usciva, tornava a quella che considerava la sua vera professione. Si preparava con cura, faceva sopraluoghi e poi colpiva.

“Lui fa tutto quello che vuole”, lo ha accusato la procuratrice pubblica Chiara Borelli. "E non guarda in faccia a nessuno". Nel mirino del 31enne è finito di tutto: capi d’abbigliamento, oggetti elettronici, denaro contante, persino benzina. Razzie finalizzate soprattutto a permettere l’acquisto di droga. Cocaina e marijuana della quale l’imputato non sapeva fare a meno. È arrivato a fingersi agente di polizia, avvicinare due ragazzi in un parcheggio, perquisire loro e la loro macchina. A fare da sfondo a una storia che parla di criminalità, tossicodipendenza, armi, ad un certo punto arriva l’amore. Ma la ragazza che lui chiamava "vita mia" all’epoca non aveva neppure 14 anni. Non una sconosciuta incontrata in discoteca, ma la cugina che viveva sotto il suo stesso tetto. Occhi castani, 15 anni più giovane. E non fa differenza che lei ancora poche settimane fa proclamasse tutto il suo amore, che lo difendesse a spada tratta come ha raccontato l’avvocato della difesa Carlo Steiger. Per la legge è comunque colpevole.

“Ho capito la mia colpa, la storia è finita e non ricomincerà", ha tagliato corto l’imputato. Lui, che per tutto il processo ha guardato dritto davanti a sé. Per tutto il processo tranne una manciata di secondi. Quando la procuratrice ha letto un diario dove la giovane urlava tutta la sua disperazione. “Nessuno sente il rumore del mio cuore che va in pezzi”. Forse oggi lo ha sentito la corte, che ha condannato l’uomo a tre anni di carcere, la metà sospesa con la condizionale. Appena 4 mesi in meno di qquanto chiedeva l’accusa.
 
claudia.rossi@teleticino.ch





 
 
 

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