Foto Teleticino
Un dirigente (ancorché non di primo piano) che aggredisce verbalmente un nostro inviato prima della partita, poi tocca all'allenatore Schällibaum prendersela con il pubblico, reo di averlo criticato per il magro gioco espresso dalla squadra.
Alla fine lo stesso tecnico rifiuta l'intervista: "mi avete criticato negli scorsi giorni, con voi non parlo", si giustifica.
È questo il clima che si respirava ieri sera a Cornaredo prima e dopo la vittoria, risicata e sofferta, del FC Lugano, con l'Yverdon.
Non bastano il primato in classifica e le undici vittorie consecutive per rasserenare un ambiente che rimane inspiegabilmente troppo elettrico.
Il Lugano che vince, ma non piace dal punto di vista del gioco, è una realtà sotto gli occhi di tutti.
Conta vincere è vero, ma chi deve giudicare le prestazioni non sottacere una manovra timida, farraginosa e poco sciolta.
Se poi i bianconeri vinceranno tutte le partite e saliranno in Super League giocando sempre così... tanto meglio.
Ma il bel gioco, resterà comunque un'altra cosa.
Il timore è quello che un ambiente già così emotivamente fragile, rischi di esplodere alla prima sconfitta.
E qui, il ruolo dell'allenatore assume un'importanza decisiva.
Se lui è il primo ad arrabbiarsi con il pubblico e la stampa, per critiche che fanno parte di questo mondo, allora il pericolo è davvero dietro l'angolo.
L'esempio dello scorso anno di Boldini, la cui miccia corta scoppiò molto in fretta, non ha davvero insegnato niente a nessuno?
L.S.